A cura di Manuela Rossini

 

La capacità di riconoscere le emozioni

Il costrutto di Intelligenza Emotiva è stato introdotto nel 1990 dagli psicologi Peter Salovey e John D. Mayer, descritto quale capacità di monitorare le proprie e le altrui emozioni, di differenziarle e di usare tali informazioni per guidare il proprio pensiero e le proprie azioni. Una nuova definizione di tale costrutto emerge nel 1995 grazie al noto psicologo statunitense Daniel Goleman, il quale individuò nell’intelligenza emotiva la capacità di riconoscere le nostre emozioni e quelle altrui, di motivare noi stessi e di gestire positivamente i nostri sentimenti, interiormente quanto nelle relazioni sociali.

Le competenze dell’intelligenza emotiva

Lo psicologo statunitense individua alla base dell’intelligenza emotiva due tipologie di competenze: personale e sociale.

La competenza personale è legata alle capacità di autocontrollo ed è caratterizzata da:

  • Consapevolezza di Sé, ovvero la capacità di distinguere le proprie emozioni, conoscere le proprie risorse e i propri limiti e possedere sicurezza rispetto alle proprie competenze;
  • Padronanza di Sé, ovvero la capacità di dominare i propri stati emotivi, gestire gli impulsi e adattarsi alle nuove situazioni;
  • Motivazione, intesa quale forza che spinge il soggetto a realizzare i propri obiettivi attraverso l’impegno e la costanza.

La competenza sociale, invece, rappresenta la modalità con cui gestiamo le relazioni con gli altri e le caratteristiche che sottendono tale competenza sono:

  • L’empatia, ovvero la capacità di mettersi nei panni dell’altro, distinguendone i punti di vista, i pensieri e le emozioni che permette di soddisfare le esigenze altrui e fornirgli aiuto nel momento del bisogno, mettendone in risalto le capacità. A ciò si aggiungono la capacità di identificare e coltivare le opportunità che vengono offerte dall’incontro con persone diverse e la capacità di interazione all’interno di un gruppo sulla base dell’interpretazione delle correnti emotive e dei rapporti di potere esistenti all’interno del gruppo;
  • Le Abilità sociali, ossia tutte quelle abilità che ci consentono di indurre nell’Altro risposte desiderabili, a partire dall’utilizzo di tecniche di persuasione efficienti, al saper comunicare efficacemente in modo da guidare il gruppo sia nel corso di un eventuale cambiamento, sia per risolvere possibili disaccordi. All’interno delle abilità sociali s’inserisce la capacità di creare un ambiente positivo in cui vengono favoriti i rapporti all’interno di un gruppo[1].

 

I punti di forza delle donne

È comune pensare che le donne abbiano maggiore intelligenza emotiva rispetto agli uomini, in realtà i numerosi studi effettuati da ricercatori di tutto il mondo rivelano che i risultati delle valutazioni dell’intelligenza emotiva, gli uomini e le donne hanno ottenuto risultati similari. Gli uomini, quindi, hanno dimostrato di essere altrettanto intelligenti dal punto di vista emotivo. Secondo Daniel Goleman, nonostante il quoziente emotivo complessivo di uomini e donne sia uguale, essi possiedono punti di forza differenti. Nel libro “The Power of Perception: la leadership, l’intelligenza emotiva e la divisione di genere”, l’Autore sottolinea che in generale, le donne tendono ad avere un punteggio più alto rispetto agli uomini nelle aree dell’empatia, delle relazioni interpersonali e della responsabilità sociale. Gli uomini, invece, tendono ad avere un punteggio più alto delle donne nelle aree dell’assertività, della tolleranza allo stress e dell’autostima (o della fiducia in se stessi)[2]. Recenti ricerche[3] relative all’intelligenza emotiva suggeriscono che queste differenze possono giocare un ruolo nel divario di genere nella leadership poiché, spesso, tali differenze avvantaggiano gli uomini e svantaggiano le donne nel mondo del lavoro.

Rispetto a tale aspetto, l’Autore sostiene che nonostante gli uomini e le donne possiedano strutture cerebrali differenti, è il processo di socializzazione l’elemento in grado di plasmare maggiormente ciò che diventiamo nella società in cui viviamo. I ragazzi sono educati fin da piccoli ad essere competitivi, sicuri di sé, assertivi, decisi e talvolta persino aggressivi. Ai ragazzi viene insegnata la gerarchia e che vincere è la cosa più importante. Le ragazze, invece, ricevono messaggi molto diversi durante l’infanzia poiché vengono educate per nutrire, prendersi cura degli altri, mostrare emozioni ed essere empatici.

I giovani ragazzi iniziano a sviluppare le capacità per essere assertivi e sicuri di sé mentre le giovani donne sviluppano e potenziano le capacità di empatia e relazioni interpersonali. A fronte di ciò, quindi, non stupisce il fatto che gli uomini superino le donne nelle abilità di assertività e fiducia, e le donne superino gli uomini nelle abilità di empatia e relazioni interpersonali.

 

Le competenze relazionali per la leadership femminile

Come si traduce tutto ciò nel mondo del lavoro? Nell’immaginario collettivo, il leader assume caratteristiche tipicamente maschili: competitivo, sicuro di sé, assertivo, deciso o indipendente. È raro che comunemente le persone associno al concetto di leadership caratteristiche quali l’empatia, l’orientamento alle relazioni, il forte comunicatore, la collaborazione o il sostegno. Il termine per questo si riferisce alle qualità di leader autoritario, ed è un tipo di pregiudizio. Sia gli uomini che le donne associano le caratteristiche di leadership a comportamenti ritenuti più comuni o appropriati negli uomini.

Pertanto, la convinzione è che quando le donne sono in posizioni di leadership, dovrebbero dimostrare le caratteristiche comunemente associate alla leadership maschile, soddisfacendo le aspettative che i leader sono assertivi, competenti e dominanti. Al contempo, tuttavia, un atteggiamento simile è considerato meno desiderabile nelle donne, creando il classico doppio standard che favorisce gli uomini. Ciononostante, sono numerosi studi da cui emerge come la donna sia in ambito lavorativo, sia in ambito economico, finanziario e sociale, abbia un impatto significativo sullo sviluppo e sulla crescita di un Paese.

 

Come migliorare le competenze dell’intelligenza emotiva nel lavoro

MyPEOPLEcare nasce nel 2018 come progetto di welfare aziendale, sviluppandosi negli anni come progetto aperto a tutte le donne che vogliono intraprendere un percorso di competenze e conoscenza di se stesse, sfidando apertamente i preconcetti che accompagnano l’universo femminile e condividendo con altre donne i propri talenti o le proprie esperienze in uno scambio costruttivo e collaborativo.

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RIFERIMENTI:

[1] https://www.stateofmind.it/tag/intelligenza-emotiva/

[2] https://www.forbes.com/sites/forbescoachescouncil/2019/10/09/are-men-and-women-equally-emotionally-intelligent/#19ca919e7939

[3] https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/2158244017725796

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