di Manuela Rossini

in collaborazione con Laura Mirelli

 

101.000 è il numero rappresentante i posti di lavoro persi durante l’anno 2020 in Italia. 91.000 è il numero di donne che occupavano quei posti. Sono numeri mostrati dalla direttrice ISTAT Laura Sabbadini[1] e che appaiono all’occhio di tutti al quanto avvilenti. L’anno passato è stato un anno difficile per moltissime persone, ma perché le donne hanno perso o lasciato il proprio lavoro in maniera così consistente rispetto agli uomini?

La parola che può fungere per noi da chiarimento è: conciliazione. Una parola che ora si sta sentendo sempre più e che è già protagonista di molti piani di azioni positive programmati da molte regioni fino al 2023. Per conciliazione si intende quella riguardante la vita e il lavoro. Inizialmente si pensava che, oltre all’ambito lavorativo, questa dovesse riguardare anche la famiglia. Successivamente ci si è resi conto che la conciliazione non deve essere associata solo alla cura della casa e dei propri cari, bensì anche alla propria cura, quella che comprende tutte le attività che ognuno di noi può fare per stare bene fisicamente e psicologicamente.

I dati sopra riportati sono l’ennesima conferma che in Italia sia ancora la donna ad occuparsi principalmente della cura dei figli e si evince anche che il lavoro femminile sia ancora particolarmente fragile e mancante di supporti per donne che sono mamme e/o mogli. Andando più nel dettaglio in ciò che si intende con conciliazione, possiamo capire facilmente quanto l’organizzazione e la conciliazione vadano di pari passo. Senza l’una, l’altra non può funzionare. Gli aspetti presi in considerazione nel concetto di conciliazione sono vari:

  • Il miglioramento delle modalità di organizzazione del lavoro;
  • La promozione del benessere psicofisico delle lavoratrici e dei lavoratori sia attraverso la promozione di policy aziendali sugli stili di vita capaci di rimuovere gli ostacoli al cambiamento, sia con l’offerta di percorsi di prevenzione specifici che possano incoraggiare anche la crescita personale;
  • L’apertura al territorio, attraverso la condivisione di obiettivi di salute comuni con Enti Pubblici e Associazioni Private degli ambiti educativo, sociale e sanitario.

Tutte queste forme di promozione della conciliazione vita-lavoro si basano innanzitutto sulla formazione, in quanto una volta che si hanno gli strumenti adatti per migliorare la vita delle donne lavoratrici, queste devono essere anche in grado di sfruttare al meglio i mezzi dati loro per risanare la propria vita, intesa nel senso più quotidiano del termine. Avere più tempo da dedicare a ciò che è extra orario lavorativo è un ottimo inizio per riuscire a mettere in pratica la conciliazione, ma per concepire tale termine a 360°, serve fare quel passo in più che possa donare le conoscenze e le competenze adatte a saper organizzare i propri impegni, pur mantenendo spazio anche per ciò che concerne il riposo e lo svago riservato solo a noi.

L’importanza del tema della conciliazione è ben tangibile da ognuno di noi, infatti il problema non si limita ad essere solo fisico e psicologico, bensì anche un vero e proprio ostacolo per l’economia.

A tal proposito, infatti, negli Stati Uniti si stima che lo stress da lavoro costi all’industria più di 300 miliardi di dollari (226,7 miliardi di euro) all’anno e che tale perdita si manifesti sotto forma di costi legati all’assenteismo e alla riduzione della produttività. Sempre negli USA, inoltre, più della metà degli adulti riferisce che le responsabilità familiari sono una fonte di stress e il 55% segnala di aver vissuto il conflitto lavoro-famiglia proprio negli ultimi tre mesi. Questo indica, dunque, che il problema della conciliazione della vita lavorativa e privata ha ripercussioni non solo sulle organizzazioni ma anche sugli individui, sia in termini di spese mediche, che di riduzione della retribuzione. Per di più, per i singoli individui, i costi possono essere anche personali, infatti Adams e collaboratori hanno riscontrato che livelli più elevati di conflitto lavoro-famiglia sono predittivi di un minore sostegno da parte della famiglia.

PILLOLE DI CONCILIAZIONE:

I passi necessari per giungere alla vera conciliazione casa-lavoro sono:

  1. Un programma di comunicazione efficace. Per garantire la buona riuscita dei programmi di conciliazione vita-lavoro, occorre che le organizzazioni presentino, nelle loro comunicazioni, i benefici e l’accettazione della flessibilità e dell’innovazione come norma, in modo che i lavoratori e le lavoratrici conoscano i propri diritti e le proprie opportunità.
  2. Procedure e politiche mirate. Avviare un’analisi approfondita che miri a indagare lo stato di benessere legato alla conciliazione della vita personale con il lavoro, è una strategia molto utile in ogni realtà lavorativa.
  3. Ogni lavoratore dovrebbe informarsi il più possibile sugli strumenti utilizzati sul proprio posto di lavoro per agevolare il tema della conciliazione dei dipendenti. Ci sono molti mezzi che possono essere attivati, ma è compito anche del singolo informarsi su ciò che potrebbe essere più idoneo alla sua situazione. Strumenti come la settimana compressa, l’orario flessibile, la contrattazione aziendale di secondo livello e molte altre così dette “best practices”, possono essere messi in atto. Oltre ad informarsi personalmente può risultare utile chiedere a colleghi che abbiano già attuato queste pratiche, come hanno fatto in modo da avere anche un parere diretto.
  4. Saper organizzare il proprio tempo. Dopo aver attivato gli strumenti adatti per poter conciliare vita e lavoro, è necessario saper organizzare le proprie giornate in modo che vi sia spazio da dedicare alla famiglia, ma anche a se stessi. Saper gestire le proprie ore e i propri impegni nella maniera più ottimale possibile non è scontato, dunque è bene impostare le proprie agende in modo che includano obiettivi realizzabili e senza perdite di tempo.

Il tema della conciliazione è particolarmente caldo di questi tempi. La necessità di saper gestire il conflitto tra lavoro e famiglia è sempre più vicina ad ognuno di noi.

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[1] Occupati e disoccupati, Dicembre 2020 – ISTAT

 

 

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