di Manuela Rossini

in collaborazione con Laura Mirelli

 

Il tema trattato in quest’articolo è stato per anni e anni sottovalutato, ma oggi, nel 2021, i dati parlano e permettono di aprire gli occhi e alzarsi le maniche per poter agire in un’ottica di miglioramento. Dall’intervento tenuto dall’onorevole Spadoni, vicepresidente della Camera dei deputati, in occasione della giornata della Festa della Donna, è tracciare un quadro aggiornato riguardante l’occupazione femminile in Italia. Tra gli obiettivi europei da raggiungere entro l’anno 2010 vi era quello di raggiungere il tasso di occupazione femminile almeno al 60%. Tale obiettivo, purtroppo, non solo nel nostro Paese non è stato raggiunto entro la data prefissata, ma nemmeno, dopo ben 11 anni dalla scadenza, si è riusciti ad arrivate alla percentuale voluta. Ora, in Italia, le donne lavoratrici sono il 48,5%, a differenza della media europea che risulta pari al 64,5%. [1] Ad aggiungere maggior preoccupazione a tali dati, vi è anche la notizia che il consiglio europeo ha richiamato l’Italia per la violazione della parità tra uomo e donna sul lavoro. Infatti, Secondo Strasburgo, non è stato fatto abbastanza per quanto concerne la pari retribuzione tra uomo e donna, poiché tra gli indici di parità individuati nel rapporto annuale del Word Economic Forum rientra quello del trattamento economico, nel quale in Italia ha registrato l’andamento più negativo. Come mostra il gender-gap report Job Prising, in Italia gli uomini hanno guadagnato in media il 12,7% in più delle donne. Proprio a proposito di ciò, appare recente la notizia per cui la Commissione Europea ha richiesto una direttiva sulla proposta di cambiamento sulla trasparenza salariale, in modo che tutti i cittadini degli stati membri ricevano la stessa retribuzione per lo stesso lavoro, a prescindere dal proprio genere. Nel documento pubblicato dalla Commissione, si prevedono misure che aumentano la trasparenza interna alle aziende, rafforzando i diritti di chi subisce discriminazione. Così, questa scelta lascia trasparire la comprensione, a cui si è giunti in tutti questi anni, sull’importanza del lavoro compiuto dalle donne. I tempi sono cambiati rispetto a quelli delle generazioni passate, oggi le donne non hanno solo bisogno di lavorare, ma vogliono proprio mettersi in gioco e potenziare le loro competenze per ricavarne risultati personali, ma utili anche se messi a disposizione per realtà organizzative. Gli ostacoli sul cammino femminile, dal giorno dell’inizio dell’indipendenza, sono stati e continuano ad essere tutt’ora molti, ma se è stato possibile notare un’ascesa della donna nel mondo del lavoro, questo è stato grazie alla forza con cui il genere femminile sta lottando per avere la considerazione e i riconoscimenti dovuti.

I PRIMI PASSI PER COLMARE IL GENDER GAP

Colmare il gender gap vuol dire anche creare una vera e propria strategia complessiva, che parta dall’offensiva culturale e che, dunque, miri ad eliminare tutti gli ostacoli all’accesso femminile al mondo lavorativo: stereotipi e discriminazioni. Parte integrante delle motivazioni legate al fenomeno della disparità di genere è il gender gap formativo. Le donne è stato statisticamente provato che si laureano di più rispetto agli uomini, ma in quali materie? Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica sono ambiti in cui il mondo il genere maschile è il protagonista, tuttavia protagonista non indiscusso! Il motivo per cui le donne non si avvicinano a queste materie è semplicemente culturale. Vi è un retaggio, derivante dalla nostra cultura, che continua ad inseguire le giovani fin dall’infanzia, orientandole verso rami umanistici e allontanandole da quelli scientifici, così che già dalla prima media esse scelgano indirizzi non così detti STEM e convincendole di non essere portate per essi. Se si vuole cambiare davvero e migliorare la condizione femminile del nostro Paese, bisogna lavorare in rete, non agendo solo su coloro che sono già donne, ma anche sulle future donne e, dunque, sulla nostra futura forza lavoro. È importante che le bambine non si sentano svantaggiate di fronte alle materie scientifiche. Nessun dato dimostra quanto è stato culturalmente diffuso in moltissime generazioni di studentesse, quindi non vi è motivo per continuare a reiterare i medesimi comportamenti discriminatori. Le bambine del 2021 dovrebbero crescere avendo la piena consapevolezza delle loro capacità, e formandosi, nel tempo, anche la consapevolezza dei propri punti di forza e di potenziamento, nonché aspetti assolutamente soggettivi.

Un’ulteriore azione da attuare per poter avviare il miglioramento della condizione lavorativa femminile, è l’investimento nelle infrastrutture sociali, come asili nido, sanità di prossimità e servizi sociali sul territorio, ovvero tutte le attività tese a rimuovere ciò che ostacola la vita delle lavoratrici. È fondamentale che sia l’intera società a farsi carico del lavoro di cura che è stato quasi sempre relegato alle donne, ed è importante che lo faccia anche attraverso politiche che aiutino non solo la conciliazione, ma anche la condivisione della cura familiare.

Altro fattore da considerare per facilitare l’accesso delle donne al mondo lavorativo è l’investimento nell’imprenditoria femminile, anche incentivando le aziende che si muovo nei nuovi settori emergenti. Attualmente gli investimenti del Piano Nazionale di Riforme sono vincolati al 57% in settori che favoriscono di più l’occupazione maschile. Appare dunque evidente, che la situazione sta andando nella direzione sbagliata e che il circolo vizioso e stereotipato che incombe sul nostro Paese non fa altro che essere alimentato. Bisogna mettere un punto a tutto ciò. Investire nell’imprenditoria delle donne, non solo può essere un ottimo ostacolo a tale fenomeno, ma anche una maniera fruttuosa di investire, poiché le donne si stanno rivelando essere una risorsa perfetta per controllare un mercato nuovo e poco conosciuto, ma di grande rendimento, considerando che le donne rappresentano anche una percentuale molto alta tra i consumatori.

Noi del Team di MyPEOPLEcare crediamo che il primo passo per colmare il gender-gap sia la diffusione di una cultura antagonista agli stereotipi di genere e al contempo inclusiva dell’universo femminile in ogni settore. Le discriminazioni di genere sono un tema a noi caro.

Siamo progettando qualcosa in merito?

Curiosa? Stay tuned….

Ciò che possiamo già svelare sono i progetti MyPEOPLEcare aperti a tutte le donne che vogliono intraprendere un percorso di conoscenza di se stesse, sfidando apertamente i preconcetti che accompagnano l’universo femminile.

MyPEOPLEcare, offre percorsi B2B di empowerment dedicati al mondo femminile e al benessere interiore, concentrandosi sui temi della maternità, della carriera e della Diversity&Inclusion.

In particolare:

TALENT ACQUISITION, un percorso di approfondimento su diversi temi femminili come la leadership femminile, l’intelligenza emotiva, la conciliazione casa-lavoro, l’organizzazione del tempo e delle priorità e molto altro.

DONNA CARE per un viaggio all’interno del mondo donna per affrontare tematiche, dubbi e incertezze più frequenti nell’universo femminile.

MAMA CARE per un viaggio all’interno del ruolo materno per affrontare tematiche, dubbi e incertezze più frequenti del mondo mamma.

 

 

RIFERIMENTI:

[1] Intervento On. Spadoni, Webinar Giornata della donna 2021.

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