A cura di Manuela Rossini

 

La violenza di genere in Italia

 

Ad oggi, la violenza di genere ed il femminicidio sono problemi sociali ampiamente diffusi, presenti in ogni area del mondo. In Italia, tali fenomeni hanno ottenuto gradualmente maggiore attenzione e gli interventi dell’apparato statale hanno contribuito a tutelare l’immagine ed i diritti della donna, ciononostante le donne vittime di violenza sono ancora molte.

Per tali ragioni, sono diverse le proposte e le iniziative promosse a livello nazionale. In particolare, Questo non è amore” è l’iniziativa ideata e promossa dalla Direzione centrale anticrimine del Dipartimento della pubblica sicurezza e porta con sé l’obiettivo di diffondere una nuova cultura di genere al fine di superare, in definitiva, gli stereotipi e i pregiudizi legati al genere. Lo scorso anno ha preso avvio l’ultima fase dell’iniziativa permanente alla quale hanno aderito tutte le questure. L’ultimo aggiornamento del progetto riporta un dato allarmante: ogni giorno sono 88 le vittime di violenza nel territorio italiano ed il risultato è stato confermato dall’ISTAT.

Purtroppo, in tutto il mondo una delle prime cause di morte delle donne tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio compiuto spesso da persone conosciute: in particolare mariti, compagni, partner o ex partner e l’Italia non fa eccezione. L’omicidio è la più grave di una serie di violenze che molte donne subiscono nell’arco della loro vita ma, sulla scorta di ciò sono state approvate diverse leggi al fine di tutelare le donne e sono molte le iniziative e le campagne di sensibilizzazione promosse dal Governo, Enti e Associazioni legate a questo tema.

Attraverso l’espressione violenza di genere, il riferimento è rivolto verso l’insieme delle violenze esercitate sulle donne in ogni fase della loro vita, in qualunque contesto ed operate per mano di uomini, giustificate esclusivamente dall’appartenenza al genere femminile. In aggiunta a questo, la pandemia di coronavirus ha contribuito sia a inasprire che a palesare il fenomeno.

Durante il lockdown, la help line nazionale che accoglie con operatrici specializzate le richieste di aiuto e di sostegno delle vittime di violenza e stalking ha ricevuto 5.031 le telefonate valide, ovvero il 73% in più dello stesso periodo nell’anno precedente, e ha raccolto la richiesta di aiuto di 2.013 vittime, il 59% in più[1]. È importante sottolineare che l’incremento delle telefonate non è dipeso esclusivamente dalle condizioni negative derivanti dal lockdown, ma è avvenuto anche grazie alle numerose campagne di sensibilizzazione condotte dalle istituzioni, dagli enti locali e dalle associazioni che hanno favorito la rottura del silenzio delle donne rispetto alla violenza subita.

L’educazione e la subordinazione delle donne

Nonostante la gravità del fenomeno e le lacune da colmare, si sta diffondendo una nuova consapevolezza del fatto che la violenza contro le donne riguarda tutti: il limite reale, ad oggi, è la persistente incoscienza del fatto che il problema della violenza sulle donne derivi dall’educazione che i genitori impartiscono ai figli ed alle modalità di comunicazione. Una delle prime persone che ha affrontato questa tematica in Italia è Elena Giannini Belotti, insegnante, pedagogista e scrittrice. Gli anni ’70 rappresentano un momento storico fondamentale per le donne perché per la prima volta è stata affrontata la tematica di genere nei modelli educativi, grazie all’iniziativa degli insegnanti ed una svolta determinante è legata alla pubblicazione del saggio di Elena Gianini Bellotti, “Dalla parte delle bambine” (1973), all’interno del quale viene riflessa la subordinazione delle donne rispetto agli uomini, nella cultura così come nei processi educativi. All’interno del saggio, infatti, l’autrice analizza storicamente gli atteggiamenti che i genitori e gli insegnanti hanno assunto nell’occuparsi dell’educazione dei figli e degli alunni di entrambi i generi. Inoltre analizza i rapporti che sono stati instaurati con loro sulla scorta dell’influenza ricoperta dall’età, dal modo di porsi, ed in particolare sulle aspettative in relazione alla loro crescita. Ed è emersa un’eccessiva differenza di comportamenti nei confronti dei bambini sulla base del loro genere.

Come prevenire la violenza di genere?

Nel 2018 Melinda Wenner Moyer, importante giornalista e scrittrice americana, ha pubblicato un articolo in cui sono delineate forme per impedire la violenza sulle donne: l’autrice suggerisce e sostiene l’importanza di insegnare al bambino ad essere rispettoso attraverso piccoli gesti quotidiani, quali ad esempio evitare di fare battute oscene e offensive, non trattare le donne come individui inferiori. In questa prospettiva, il linguaggio assume un’importanza fondamentale nella prevenzione alla violenza di genere. Le attenzioni e i protocolli che si dedicano al superamento della violenza contro le donne, sottolinea Moyer, la maggior parte delle volte ruotano intorno a quello che possiamo insegnare alle ragazze per rimanere al sicuro, infatti le norme di prevenzione coinvolgono spesso solo le donne.

La società disapprova le emozioni negli uomini e questa tendenza, spesso, parte proprio dalle famiglie, secondo Melinda Wenner Moyer, una delle frasi maggiormente frequenti che un genitore pronuncia al figlio è “smettila di piangere e comportarti come una femminuccia”: gli stereotipi secondo cui le donne sono deboli ed emotive, mentre gli uomini sono coraggiosi e imperturbabili trasmettono l’idea che un genere ha potere e competenza, l’altro no. Oltre a contenere messaggi sessisti, questo modello suggerisce un tipo di mascolinità che non ammette debolezze perché si fonda su un principio di superiorità. Ricerche attestano che uomini che sono stati fatti sentire “meno uomini”, “demascolinizzati”, sono più propensi a compiere atti di violenza[2].

Educare, quindi, i bambini fin da piccoli a calibrare il loro linguaggio è fondamentale perché le parole possono diventare la traduzione dei pensieri. A partire all’asilo, un bambino potrebbe maturare l’idea che le bambine sono meno importanti di lui; da ragazzo, potrebbe crescere nell’equivoco che le ragazze possano essere di sua proprietà. Nella vita adulta, l’uomo potrebbe pensare che sia giusto che le sue colleghe vengano pagate meno rispetto a lui o ai colleghi maschi: a quel punto potrebbe diventare anche normale offenderle, deriderle, palpeggiarle. In qualità di compagno, un uomo potrebbe ammettere la violenza verso la propria donna proprio perché la ama e, quindi, la sua vita gli appartiene.

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[1] https://freedamedia.it/2020/07/22/il-contrasto-alla-violenza-di-genere-inizia-con-leducazione-quotidiana/

[2] https://freedamedia.it/2020/07/22/il-contrasto-alla-violenza-di-genere-inizia-con-leducazione-quotidiana/

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