di Manuela Rossini

in collaborazione con Laura Mirelli

 

Da Angela Merkel a Ursula Von Der Leyen, da Emma Marcegaglia alla sovracitata Chiara Ferragni, questi sono solo alcuni dei molti volti femminili noti per aver conquistato una posizione al vertice di aziende, commissioni o presidenze, diventando delle vere e proprie donne leader.

La strada è stata fin da sempre in salita per riuscire a diffondere l’obiettivo dell’uguaglianza di genere sui luoghi di lavoro. Ovviamente non si può ancora cantar vittoria, ma sono stati fatti enormi passi avanti a partire dagli anni ’60 del secolo scorso. Conquiste che ci ricordano quanto sia giusto proseguire nella stessa direzione senza demordere. La leadership al femminile, infatti, ha percentuali ancora troppo basse rispetto a quella maschile, nonostante le caratteristiche di essa possano essere adatte per ruoli di dirigenza. Proprio per questo è tutt’oggi possibile vedere manifestazioni a riguardo, come quella fatta dalle Donne leader in Sanità a inizio emergenza Covid-19, che con il network DLEADS ha lanciato un Manifesto per promuovere il talento femminile in ruoli di Top e Middle management pubblico e privato in Sanità, con l’obiettivo finale di raggiungere il 40% di donne in tali posizioni entro 5 anni. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, nel mondo 7 operatori sanitari su 10 sono donne, ma di queste meno di 3 su 10 occupano una posizione di leadership[1]. La parità di genere e il riconoscimento dell’emancipazione femminile sono obiettivi condivisi dall’ONU, che ha inserito il superamento del gender gap tra gli obiettivi fondamentali dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

LEADER DONNA VS LEADER UOMO

Quale leadership sia meglio tra quella femminile e quella maschile non presuppone una risposta semplice e lineare, in quanto essa varia a seconda del contesto. Vi sono situazioni in cui le caratteristiche principali di un leader uomo sono più funzionali rispetto a quelle di una donna, come ci sono anche ambienti in cui l’intervento femminile avrebbe sicuramente più efficacia. Ciò che si può affermare con sicurezza, però, è che la leadership che ottiene migliori effetti è quella assertiva, nonché non coercitiva, basata sul lavoro in team e sulla costruzione di relazioni. Questo stile, detto trasformazionale, richiama alcune caratteristiche tipicamente femminili e si è notato che le donne lo adottano più frequentemente rispetto agli uomini.

Le donne, infatti, vengono fin dall’infanzia maggiormente spinte a usare le loro competenze sociali e la propria intelligenza emotiva. Saper esporre le loro fragilità le rende, dunque, anche particolarmente empatiche e ciò rappresenta sicuramente una marcia in più nelle nuove professioni digitali fondate sulla trasmissione di informazioni. Le doti comunicative femminili, inoltre, hanno un ulteriore vantaggio: riuscire a far identificare gli interessi e gli obiettivi privati con quelli comuni, amplificando i singoli sforzi e contemporaneamente facendo ottenere ad essi la connotazione di veri e propri desideri. L’aspetto più importante dello stile trasformazionale e, quindi, anche di quello femminile, è il valore. Esso per le donne è un concetto estremamente forte, inteso come serietà e qualità della persona e trasferito nelle scelte imprenditoriali, rendendo l’azienda solida e trasparente agli occhi altrui.

LA DONNA LEADER

Tutte le donne hanno le carte per poter diventare leader, poiché hanno caratteristiche diverse dagli uomini, ma ugualmente sfruttabili in ambito manageriale. La leadership femminile non è come quella maschile, ma pur sempre funzionale. Premettendo che bisogna stare attenti a non includere la condotta dirigenziale femminile in un nuovo stereotipo in cui le donne si inizino a sentire in dovere di rientrare, è pur sempre possibile individuare le principali caratteristiche che sembrano connotare la donna leader. Uno studio condotto da Caliper nel 2018 ha permesso di analizzare quasi sessanta donne leader per riuscire a delinearne i tratti principali:

  1. Innanzitutto, si è notato che una donna al vertice di un’azienda ha il coraggio di essere se stessa e di allontanarsi dall’idea di leader maschile che fa parte della cultura occidentale.
  2. La donna leader lavora bene con la politica di diversity inclusion, in quanto sa valorizzare le diversità facendone un punto di forza.
  3. La donna leader ha molte capacità richieste e apprezzate dal business del nuovo millennio, come per esempio ascoltare, collaborare, motivare e mostrare empatia. Inoltre, è anche ben consapevole di averle e questo le permette di sfruttarle al meglio nelle occasioni più adatte.
  4. La donna leader è una donna con un retaggio di lotte per affermare la propria emancipazione, in quanto ha da sempre dovuto scontrarsi con l’esigenza di dover difendere sia il proprio ruolo di mamma che di lavoratrice. Questo ostacolo, però, ha permesso anche di sottolineare un’altra caratteristica femminile: essere multitasking, una risorsa utilissima per poter correggere ogni criticità all’interno dell’azienda. La donna, dunque, sta riuscendo a sottolineare l’altra faccia della medaglia: una mamma che lavora è anche educatrice e questo la porta ad essere pronta ad affrontare le situazioni di crisi con compassione e pazienza.
  5. Un’altra caratteristica tipicamente in rosa è l’ascolto, già citato, ma ora rimarcato proprio per la sua importanza, poiché tanto è potente la comunicazione, tanto è fondamentale saper ascoltare. Ovviamente per ascolto non si intende solo quello uditivo, ascolto è saper porre attenzione agli altri, cogliere gesti e sguardi e capire nel migliore dei modi chi abbiamo di fronte. La donna, come ben si sa, è stata messa culturalmente per anni sempre in secondo piano, questo, però, ha favorito la sua capacità di ascolto, in quanto per compiere quest’attività è necessario anche porsi in una prospettiva di “seconda persona”, dando giusto valore a ciò che l’altro racconta. Dunque, il leader che ascolta è colui che conosce veramente i propri dipendenti, conosce le loro abitudini, le loro necessità e le loro richieste.
  6. Infine, la donna leader è sicura del potenziamento che può apportare all’azienda, conosce se stessa ed è consapevole del valore che può avere. Con questo non significa fare opera di autoconvincimento delle proprie capacità, ma semplicemente cercare di essere sinceri con se stessi riconoscendo le attività su cui puntare per avere successo e quelle in cui si ha un gap da colmare. Solo in questo modo si è maggiormente diretti al miglioramento continuo.

Non è così facile diventare una donna leader. Nonostante ci siano dei tratti tipicamente femminili che possono aiutare in questo compito, non è detto che si sappia coltivare il proprio potenziale in modo che possa portare al vertice. Conosci e approfondisci anche tu la prospettiva della leadership al femminile con la Masterclass LEAD LIKE A WOMAN!

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RIFERIMENTI

[1] quotidianosanità.it – La sanità è delle donne ma a comandare sono sempre gli uomini. È ora di cambiare – Noventa e Maggi – 2 Settembre 2020.

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