A cura di Manuela Rossini

 

La scelta di avere figli

Realizzare un progetto familiare è possibile? In Italia, il numero di giovani mamme è sempre più basso e le stime indicano che l’età media al parto continua ad innalzarsi: nel 2009 era pari a 31,1 mentre nel 2019 risulta essere di 32,1 anni; secondo i dati Istat, quindi, la fecondità espressa dalle 35-39enni ha superato quella delle 25-29enni.[1]

Da diversi anni, inoltre, l’Italia domina incontrastata la classifica europea delle neomamme più mature: con 32,1 anni in media alla nascita del primo figlio, le mamme italiane si distanziano di oltre 4 anni e mezzo dalle madri bulgare, che all’altro capo della classifica guidano le posizioni delle più giovani, con 27,7 anni in media.

In aggiunta a questo, in Italia il numero di nascite registrate è sempre più basso e anche per il 2019 il processo di denatalità in corso è rimasto ben saldo: le stime indicano 435 mila nati, un nuovo record negativo. Questo dato indica che il nostro Paese offre poche certezze per il futuro, le difficoltà economiche e sociali delle persone limitano o negano la realizzazione di un progetto familiare. Basti pensare che nel 2016, quasi la metà delle donne in età fertile tra i 18 e i 49 anni non aveva figli; eppure, erano meno del 5% a non volerne affatto, così come certificato dall’ISTAT. Questo significa, secondo l’Istituto Nazionale di statistica, che: “per le donne e per le coppie, la scelta consapevole di non avere figli è poco frequente, mentre è in crescita la quota delle persone che sono costrette a rinviare e poi a rinunciare alla realizzazione di un progetto familiare a causa delle difficoltà della propria condizione economica e sociale o per fattori di contesto”[2].

Come realizzare un progetto familiare

Il record negativo del processo di denatalità emerso dall’anno scorso è il risultato di una deriva che, negli anni, ha portato l’Italia ad essere molto distante dalla prodezza demografica raggiunta nella metà degli anni ’60 del secolo scorso, in cui si osservava un’Italia ricca di speranze e di progetti per il futuro che ha fatto decollare l’economia e il made in Italy, raggiungendo un boom di nascite pari a un milione.

Ad oggi le disparità di genere nei tassi di occupazione, nelle retribuzioni e nel tempo dedicato alla cura della famiglia in Italia sono particolarmente pronunciate. È stato ampiamente evidenziato da molti studiosi che tali disparità hanno effetti negativi sia sul fronte delle natalità che sul versante economico, il quale coinvolge la società intera. È sempre più lampante che “il fulcro del problema, oggi in Italia, sia la difficile conciliazione tra lavoro e genitorialità”, come sottolineato anche dall’EIGE, l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, che, nel 2019 ha concentrato il suo “Gender Equality Index”, o indice sull’uguaglianza di genere, sull’equilibrio tra lavoro e vita privata.[3]

L’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, analizzando le conseguenze che la mancanza di conciliazione comporta per il mercato del lavoro e per la società nel suo insieme, osserva che:

“L’assenza di opportunità di conciliazione, dovuta in primo luogo alla mancanza di un sistema di servizi strutturato (ancora nel 2018 i posti disponibili per i servizi all’infanzia pubblici e privati coprivano il 24,7% dei potenziali utenti, bambini con meno di 3 anni), ma anche ad un’organizzazione del lavoro poco funzionale alle esigenze delle donne con responsabilità di cura famigliari, si traduce non solo in un allontanamento dal mercato del lavoro, ma anche nella rinuncia alla maternità[4].

 

Diventare mamma oggi in Italia

Per una donna, qual è il significato più intimo di diventare mamma?

Per la maggior parte delle donne la maternità rappresenta un momento magico: il corpo si trasforma, una nuova vita si forma e cresce in grembo e le emozioni sono amplificate. Si tratta di un momento bellissimo della vita della maggior parte delle donne ma, allo stesso tempo, è anche un periodo carico di dubbi, ansie e preoccupazioni rispetto alle capacità personali di essere madri sufficientemente buone, capaci di garantire al figlio il meglio che possono offrirgli.

L’emergenza sanitaria del Coronavirus ha colpito l’Italia e il mondo rapidamente e, sicuramente non ha lasciato esenti neppure le gestanti e le neomamme, aggiungendo ulteriori apprensioni.

L’indagine “COVID-19- uno Sguardo di genere” (elaborata dal 26 marzo al 14 aprile dall’Associazione Orlando[5]) è stata realizzata con l’intenzione di raccogliere l’opinione di adulti, genitori e non, tramite breve questionario diffuso on-line. Le domande poste erano relative alle condizioni abitative, familiari, lavorative, dei carichi di cura, fondamentali per misurare e valutare quanto costi, economicamente e socialmente, questa emergenza in termini di impatto sulle donne e sugli uomini e le conseguenze sul medio-lungo periodo. Le persone che hanno risposto al questionario sono state 4.006 persone; questo campione, seppur non rappresentativo del contesto nazionale, ha restituito una panoramica aggiornata sulla condizione e difficoltà di donne e uomini durante la quarantena.

Dall’indagine, le principali criticità che le mamme hanno vissuto l’isolamento forzato, la lontananza dai propri affetti (nel 21,7% dei casi), la limitazione di attività legate al benessere personale (15,4%) e il peso di lavoro di cura dei figli minori (14%), prevalgono addirittura sull’isolamento forzato (13,9%) e sulla paura del contagio (11,3%). Tra gli aspetti invece considerati positivi, le mamme intervistate hanno rilevato il tempo per la cura dei propri figli (19,5%), un minor inquinamento atmosferico (17,7%) e maggior tempo dedicato alla lettura (17,2%).[6]

Alla luce della crisi socio-economica legata al Covid-19, è ancora più urgente intervenire per non lasciare sole le donne con figli e garantire loro il sostegno necessario perché possano conciliare la vita familiare e quella lavorativa, senza in nessun modo essere penalizzate nel loro percorso professionale. Con l’avvio della fase 3, le più penalizzate rischiano di essere le madri lavoratrici, circa il 6% della popolazione italiana. Con la mancata riapertura dei servizi per la primissima infanzia molte donne, soprattutto quelle con retribuzioni più basse e impiegate in settori dove è necessaria la presenza fisica, rischiano di dover decidere di non rientrare al lavoro, aggravando la già difficile situazione dei livelli occupazionali femminili italiani[7].

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I capitoli dei video-training DA MAMMA A MAMMA vengono erogati settimanalmente dalla piattaforma e-learning per permetterti di assimilare al meglio tutti i contenuti e svolgere bene gli esercizi assegnati.

 

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RIFERIMENTI:

[1] ISTAT, “Indicatori demografici – Anno 2019”, febbraio 2020, pagg. 2-4, https://www.istat.it/it/files//2020/02/Indicatori-demografici_2019.pdf

[2] ISTAT, “Rapporto annuale 2019 – La situazione del Paese”, giugno 2019, pag. 114, https://www.istat.it/ storage/rapporto-annuale/2019/capitolo3.pdf

[3] A. Perrazzelli, “Le donne italiane tra lavoro e genitorialità: qualche riflessione”, in Economia Italiana, n.3/2019, Gender gaps in Italy and the role of public policy; v. anche EIGE, “Gender equality index score for Italy – 2019”, https://eige.europa.eu/gender-equality-index/2019/IT

[4] FONDAZIONE STUDI CONSULENTI DEL LAVORO, “Meno figli, meno lavoro. La conciliazione che ancora manca per le donne italiane”, marzo 2020, pag. 1, http://www.consulentidellavoro.it/files/ PDF/2020/AnalisiStatistiche/MenoFigliMenoLavoro.pdf

[5] https://orlando.women.it/

[6] https://s3.savethechildren.it/public/files/uploads/pubblicazioni/le-equilibriste-la-maternita-italia-nel-2020.pdf

[7] https://www.savethechildren.it/blog-notizie/maternita-italia-sempre-piu-difficile-essere-mamme

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