A cura di Manuela Rossini

Essere genitori significa dare alla vita un essere umano, ma allo stesso tempo è responsabilità e impegno per la vita. Per molti rappresenta il compito più difficile da affrontare, questo perché a volte non ci si sente pronti o preparati a sufficienza. La genitorialità comporta una significativa ristrutturazione degli equilibri all’interno della coppia, ma anche un profondo cambiamento a livello personale, familiare e sociale. Divenire genitori rappresenta una vera e propria “crisi evolutiva” che pone di fronte alla necessità di confrontarsi con le proprie figure genitoriali e rivedere i propri vissuti per elaborare modelli di comportamento da attuare con il proprio figlio (Migliorini&Rania, 2008).

 

La relazione madre-figlio

La famiglia è sostanzialmente il primo ambiente attraverso cui l’individuo entra in contatto con la realtà sociale. Questa è la cellula base su cui si costruiscono le strutture relazionali, la personalità, l’impostazione dei ruoli, le risorse cognitive ed emotive. Il rapporto genitori e figli è fondamentale ed è un costante equilibrio tra attaccamento e progressiva affermazione di indipendenza. Ogni essere umano ha una capacità biologica innata di fare da genitore e i bambini hanno la capacità di innescarla, ma la forma specifica che essa assumerà dipende dalle esperienze personali passate (Bowlby, 1989).

Diversi studi hanno mostrato come la relazione madre-figlio sia interdipendente e biologicamente basata: la madre possiede meccanismi fisiologici che vengono attivati con il contributo del suo piccolo, che grazie ai propri meccanismi fisiologici innati agisce in maniera tale da richiamare la sua attenzione, assicurarsene la vicinanza, fare in modo che gli venga data una risposta pronta e adeguata alle sue esigenze garantendogli la sopravvivenza e il benessere fisico e psicologico[1].

 

Il ruolo della madre nella società

La figura materna risulta avere un ruolo significativo nella crescita emotiva e psichica del figlio, infatti, nonostante il ruolo dei papà sia cambiato negli ultimi anni, la mamma resta la persona che più si dedica all’accudimento dei figli e alla gestione della casa. La sua immagine ha subito una modifica nel corso del tempo: negli anni Venti, Trenta e Quaranta, la mamma era rappresentata come l’angelo del focolare, dedita alla cura della casa; negli anni Cinquanta e Sessanta, la mamma è vista soprattutto come padrona di casa e casalinga, ma inizia a farsi strada il concetto di emancipazione; alla fine degli anni Settanta, con l’affermazione del movimento femminista, la madre diviene una mamma “moderna” che lavora; negli anni Novanta il concetto di conciliazione comincia a farsi strada lentamente nell’immagine della mamma. Oggi ci sono donne che corrono, acrobate con un “sogno proibito”, quello di diventare una mamma perfetta, che si alterna tra le diverse attività del figlio, il lavoro, la spesa: una missione impossibile. Questo stile di vita è antagonista a madri e bambini. Le donne sembrano essere obbligate a fare tutto e di tutto nel miglior modo possibile. Viviamo in una società produttiva e il concetto di produzione a cui facciamo riferimento è insidioso: ciascuno è chiamato a produrre qualcosa di materialmente tangibile e così si rimane schiacciati da esigenze collettive. Il ruolo della mamma “moderna” si misura con la perfezione dei figli, quando in realtà dovrebbe misurarsi con la gioia della famiglia e la sua riuscita in termini di felicità e serenità.

Il problema della conciliazione per la mamma “moderna”

La mamma ancora oggi è messa dalla società davanti a una scelta: essere professionalmente realizzata oppure madre presente senza lavoro. Molte donne e mamme lavoratrici subiscono l’impatto della cosiddetta condizione di multitasking e si trovano ad affrontare il problema della conciliazione famiglia-lavoro: la donna che lavora si divide tra realizzazione di se, dimensione casalinga e familiare, tentativo di funzionamento del rapporto di coppia. Le neo mamme sono chiamate a tornare prontamente al lavoro, le giovani madri sono costrette a tenere il passo con i colleghi uomini e i ritmi di produzione a cui sono sottoposte non sono flessibili con orari spesso incompatibili con la famiglia e i figli. La ricerca Istat sulla “conciliazione tra lavoro e famiglia” elaborata con i dati raccolti nel 2018 mostra che una mamma su 9 non ha mai lavorato per prendersi cura dei figli, anche di uno solo. La percentuale è dell’11,1%, contro una media europea del 3,7%. La quota di donne 18-64enni con figli sotto i 15 anni costrette a cambiare aspetti e modalità di lavoro, per riuscire a seguire gli impegni familiari e le attività professionali, è del 38,3%. Per i padri il tasso crolla all’11,9%. È possibile, quindi, dedurre che le donne sacrificano il proprio lavoro il triplo rispetto ai compagni[2].

L’identità del ruolo materno dipende dall’ideale di madre cui ogni donna aspira. La “mamma perfetta” è un obiettivo nel nome del quale si sacrifica il proprio tempo e si affronta ogni fatica. Secondo un’indagine Ipsos per Kinder Cereali, condotta su mille madri e 500 padri tra i 25 e i 45 anni, il 71% delle mamme è soddisfatto della propria vita, ma solo il 49% ha abbastanza spazio per sè. E appena l’11% si sente vicina all’idea di mamma ideale. La stanchezza è una costante nella vita della maggior parte delle madri: la fatica svetta al primo posto tra i disagi provati dalle mamme nell’affrontare la quotidianità (57%)[3]. Le aspettative sul ruolo della mamma “moderna” minano almeno tre bisogni affettivi di donne e mamme: il cadere e piangere, spesso anche senza lacrime; lo sfogarsi ed essere ascoltate; infine, il sognare ed avere aspirazioni per il futuro.

 

Come trovare tempo per sé

Molto spesso si tende a dare maggiore importanza al passato e al futuro, ma non al presente. Quel presente che passa così velocemente da non rendersene conto. Il “qui e ora” è lo spazio-tempo dove accadono le cose, anche quelle più scomode ed è il momento in cui una madre può ritagliarsi dello spazio per se stessa. La mamma “moderna” è una persona e una donna che merita di trovare il suo spazio e non le andrebbe mai negato il diritto di essere felice. La felicità dovrebbe essere parte del ruolo delle mamme: realizzarsi come donna, senza vivere sensi di colpa nei confronti della famiglia, non è facile ma è un diritto. La ricerca Ipsos conferma che il 23% delle mamme che lavorano non ha abbastanza tempo per sè e il 48% sente di trascurare il rapporto di coppia. Eppure, tutte sembrano sapere che ritrovare un equilibrio tra l’essere madre, donna e partner è fondamentale per essere più serene e quindi anche per regalare serenità ai figli[4].

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Riferimenti

Bowlby, J. Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento. Milano, Raffaello Cortina, 1989

Migliorini, L., Rania, N. Psicologia sociale delle relazioni familiari. Laterza, 2008

[1] https://www.stateofmind.it/2016/09/relazione-madre-figlio-attaccamento/

[2] https://www.istat.it/it/archivio/235619

[3] https://www.corriere.it/native-adv/kindercereali-longform02-mamme-di-ieri-e-di-oggi.shtml

[4] https://www.corriere.it/native-adv/kindercereali-longform02-mamme-di-ieri-e-di-oggi.shtml

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